Comune di Campi Bisenzio

Ilo silenzio e il rumore...

 
La classe

La classe 4 z della scuola che frequento è probabilmente la migliore del mondo.
Forse avrete capito che sto parlando della mia classe; so bene che non tutti saranno d'accordo, però per me è così.
Siamo tutti dei bambini simpatici e intelligenti: ce lo dicono anche i maestri! Siamo però anche molto vivaci e il nostro tasso di espressività è di gran lunga superiore alla media!
Ovviamente è difficile esprimersi in silenzio, così per forza di cose il livello di rumore presente nella nostra scuola non è dei più bassi. Il nostro maestro è un po fissato con i termini strani: ci dice che a mensa i nostri urli hanno raggiunto i 110 decibel e se lo dice lui vorrà certo dire che c'è tanto rumore; ma come si fa a parlare a voce bassa quanto tutti urlano?
A proposito del maestro: non è solo fissato con i termini strani, ma anche con il silenzio: infatti in classe non fa altro che dire: "Zitti, silenzio, piano" e così via; il buffo però è che anche lui quando brontola alza la voce. Ogni tanto ci dice anche che una delle più belle esperienze sensoriali che si possano provare, è quella di andare in montagna e camminare tanto fino ad arrivare in un posto dove non c'è nessuno e "sentire" un silenzio così assoluto che fanno quasi male le orecchie.
Noi, comunque abbiamo continuato a essere vivaci, ed espressivi, il maestro, ha continuato a chiederci di stare zitti, di far silenzio o di fare piano fino ad ieri, quando...

... mentre il maestro correggeva i compiti venne chiamato dalla direttrice. Man mano che la direttrice parlava, il maestro cominciava a sentire sempre di meno. La direttrice capì subito che c'era qualche problema, allora chiese a noi: "come mai il vostro maestro non risponde alle mie domande? che gli è successo?" Viola a sua volta disse: "E' vero, in questi giorno non mi ha risposto quando gli ho chiesto che ore erano".
Nei giorni seguenti scoprimmo che il maestro stava perdendo l'udito e ci spaventammo, infatti per provare se le nostre paure erano fondate, cominciammo a chiacchierare in classe mentre il maestro era girato e lui non se ne accorgeva.
Ancora però non ci volevamo arrendere, speravamo che almeno riuscisse a riconoscere se la nostra voce era acuta o bassa, ma non ci fu nulla da fare.
Il maestro andò dal medico il quale gli disse che il suo udito non funzionava più. Dopo di ciò alcuni di noi lo incontrarono al supermercato e ci disse che non c'era più speranza e che era diventato sordo. Noi tutti in coro dicemmo: "Oh nooo!"
Allora decidemmo di andare in biblioteca per vedere se si poteva trovare qualcosa, magari anche un libro di pozioni magiche. In effetti dopo aver letto i libri di medicina, trovammo un libro di pozioni magiche: c'era di tutto: come far volare le scope, come prendere gli oggetti al volo, ecc., ma noi cercavamo una pozione per "l'udito delle orecchie". Nella fretta di trovarla alzavamo anche la voce dicendo: "Eccola qua, non è questa, non in quell'altra pagina". All'improvviso arrivò la bibliotecaria che ci disse: "Abbassate la voce, perchè c'è gente che sta leggendo". Non ci eravamo accorti di fare tutto quel rumore, allora prendemmo un foglio ciascuno e scrivevamo anziché parlare

 
Non sento

 
 
 
 
Alla fine trovammo la pozione per "l'udito delle orecchie", comprammo gli ingredienti e andammo a scuola nella speranza di risolvere il problema del maestro, ma non ci fu nulla da fare: la pozione non funzionò.

 

Tornammo in biblioteca e, in un altro libro, scoprimmo che la pozione che faceva al caso nostro si trovava sulla Montagna del Diavolo.
Sempre in biblioteca trovammo una cartina geografica con le indicazioni per arrivare in questo posto. Avevamo un sacco di paura, ma decidemmo di partire lo stesso perchè volevamo riavere il nostro maestro.

Il saggio mago

Arrivati ai piedi del monte, trovammo un saggio mago che ci disse che per poter giungere alla cima avremmo dovuto superare cinque prove.
La prima prova consisteva nel percorrere un sentiero lambito da alte fiamme. Eleonora chiese: "E se ci bruciamo?" Il mago rispose: "Vi farò indossare tute antifuoco". All'inizio sembrò tutto facile, fino a quando ci trovammo davanti ad un profondo lago dove Jessica cascò e non riusciva più ad uscire, fino a quando Gabriele prese la mano di Jessica, Matteo prese le gambe di Gabriele, Sarah prese le gambe di Matteo e tutti con un forte sforzo tirarono fuori Jessica dal lago. Poi però all'improvviso si sentirono dei rumori provenire da dietro i cespugli e spuntò un orso bruno che era sicuramente affamato e guardava Viola, la prima della fila, in maniera poco rassicurante. Tutti prendemmo dagli zaini i nostri panini e li buttammo all'orso che si fermò a mangiarli. A questo punto continuammo a salire sul Monte del Diavolo, tutti impauriti, anche i più coraggiosi.

 

La seconda prova consisteva nel superare un enorme drago di colore rosso che sputava fuoco. In una cassa di legno trovammo degli archi con le frecce fatte di ghiaccio freddissimo.
Quando però ci avvicinammo al drago una enorme fiammata colpì Kevin che si trasformò in un cucciolo di drago e a sua volta cominciò a sputare fuoco anche se per fortuna le sue fiammate erano più corte. Non ci perdemmo d'animo e con alcune frecce di ghiaccio riuscimmo a colpire il drago adulto, col risultato di farlo scappare senza fiamme in una nuvola di vapore, mentre Kevin ritornava il bambino di prima e tutti quanti potemmo così andare avanti. La terza prova consisteva nell'attraversare un fiume impetuoso; pensammo prima di attraversarlo a nuoto, ma non era possibile; barche non ce n'erano, allora provammo con una corda, ma era troppo corta; uno di noi aveva un coltello e con quello provammo a tagliare un albero, ma il coltello non era lo strumento adatto. Tornammo un po' indietro disperati, ma a un certo punto trovammo una sega e con quella abbattemmo un albero che cadde di traverso sul fiume e riuscimmo ad attraversarlo.

Ventopolus

Dopo un po' ci trovammo in mezzo ad una tempesta di vento e non sapevamo come fare. Ci si fece incontro un vecchietto che ci dette una spada e ci disse: "Tenete la spada del vento; solo uno di voi potrà impugnarla e sconfiggere il malvagio Ventopolus che aveva il corpo di un'aquila e la testa di un topo. Gabriele prese la spada e per fortuna era proprio lui il "Cavaliere dei venti" Rimanemmo tutti a bocca aperta perchè tutto brillava e poi Gabriele diventò invisibile e riuscì a battere Ventopolus. Però il virus di Ventopolus entrò in Alessio che cominciò a stare male. Il vecchio ci disse: "Se rispondete a questo indovinello Alessio guarirà: Chi può far tornare l'udito a uno che dal suono è stato stordito?" Dopo averci pensato a lungo, abbiamo risposto in coro: "Nessuno". Il vecchio disse: "Bravi" e Alessio cominciò a stare meglio.

 

Credevamo di aver finito, ma c'era ancora l'ultima prova da affrontare: dovevamo attraversare un corso d'acqua vicino ad una cascata per andare sull'altra sponda e arrivare finalmente in cima al monte. Jessica ebbe l'idea di tenerci tutti per mano e così attraversare il torrente senza essere risucchiati dalla corrente. Non fu una cosa facile ma alla fine ci riuscimmo.

La caverna

Arrivati in cima vedemmo una caverna ed avevamo un po' di paura ad entrare, ma siccome era la sola speranza di poter trovare la pozione, decidemmo di farci coraggio e di andare avanti. Dentro c'erano dei pipistrelli che, disturbati dal rumore volarono via e noi, pur sapendo che sono animali insettivori e non fanno niente di male, cominciammo a correre impauriti e qualcuno cascò anche,

 

ma alla fine, vedemmo una lucina e arrivati ci trovammo in una stanza illuminata da candele con un armadio sulla parete di fondo. Entrammo nell'armadio che era l'ingresso a una foresta misteriosa percorsa da un sentiero. Seguendo il sentiero arrivammo ad una cassa dorata che speravamo contenesse la pozione. Nella cassa però c'era solo un grande tappeto. Lo distendemmo per terra e ci salimmo e, improvvisamente, ci trovammo per aria. Speravamo di arrivare in qualche altro posto dove poter trovare la pozione, invece ci ritrovammo a Campi vicino alla scuola.
A questo punto, visto che la pozione non esisteva dovevamo pensare ad un'altra soluzione per far guarire il maestro. L'unica cosa che ci venne in mente fu di provare a stare zitti e vedere così se, come il rumore l'aveva reso sordo, il silenzio avrebbe potuto rendergli l'udito. Non fu una cosa facile stare zitti, ma facemmo del nostro meglio. Appena tornati a scuola ci prendemmo un altro grande spavento: siccome il giorno prima la direttrice era venuta in classe e non aveva trovato nessuno, aveva deciso di licenziare il maestro, ma noi le spiegammo tutto e allora decise che non lo avrebbe più licenziato ma ci incoraggiò a stare zitti.
All'inizio sembrava che tutto il nostro impegno a stare zitti o a parlare pianissimo non servisse a niente: il maestro comunque aveva imparato a capire quello che dicevamo dal movimento delle labbra e così poteva seguitare a farci scuola.
Col silenzio scoprimmo tanti rumori che prima non avevamo mai sentito ed era un'esperienza piacevole. A quel punto cominciò a darci noia tutta la confusione che c'era a mensa al momento di mangiare. Un giorno, dopo tanto tempo, un bambino chiamò il maestro mentre stava scrivendo alla lavagna e il maestro si girò perchè aveva sentito. Era praticamente un miracolo; nei giorni successivi continuammo a fare silenzio o a parlare a voce bassissima. E piano piano al maestro tornò l'udito.
Il maestro ringraziò gli alunni che da quel giorno impararono a parlare senza urlare.

 
Ultima Modifica: 02/08/2007